mercoledì 8 aprile 2009

Romanzo teatrale di Mickail Bulgakov. Un viaggio kafkiano nel mondo del teatro.

Se si parla di teatro di regia ci si deve confrontare necessariamente con il Teatro d’Arte di Mosca fondato da Stanislavskij e Dancenko nel 1898. Visto che mi sto occupando in questi ultimi articoli proprio di questo tema, a breve affronterò questi argomenti. Voglio però fare una premessa un po’ particolare partendo da un caso letterario. Come introduzione ai prossimi articoli voglio parlare un po’ di un bel romanzo di Michail Bulgakov, Romanzo teatrale. Questa opera, dietro nomi e luoghi fittizi, si manifesta come una critica grottesca e pungente proprio del Teatro d’Arte di Mosca e delle personalità che vi ruotavano attorno.

Romanzo teatrale di Bulgakov comincia così: “Avverto il lettore che non ho niente a che fare con la stesura di queste memorie, e che esse mi sono giunte in circostanze molto strane e tristi. Proprio nel giorno del suicidio di Sergej Leont’evič Maksudov, che ebbe luogo a Kiev, nella primavera dell'anno scorso, ricevetti un grosso pacco e una lettera, speditimi tempestivamente dal suicida”.

Romanzo teatrale di Bulgakov consiste nelle fantasiose memorie scritte da un insignificante collaboratore di un giornale, “Il messaggero della navigazione”. Maksudov racconta che in seguito alla pubblicazione di un romanzo gli viene commissionato dal Teatro Indipendente (Teatro d’arte di Mosca) di farne un dramma da mettere in scena. Qui inizia un viaggio kafkiano all’interno del mondo del teatro che viene aspramente criticato da Bulgakov. Si tratta di un viaggio nell’assurdo di un mondo fatto di leggi proprie e incomprensibili, una zona franca piena di vizi e stranezze.

 La cosa più interessante è la descrizione che Bulgakov fa di Stanislavskij. Voglio citare un passo in particolare, in cui Bombardov dà delle importanti disposizioni su come dovrà comportarsi Maksudov nel suo imminente incontro con Ivan Vasil’evič (Stanislavskij):

“Quando sarà passato davanti a una grande casa grigia, prenderà a sinistra in un vicolo cieco. Lì troverà facilmente quello che cerca. Portone di ghisa lavorata, casa con colonne. L'ingresso non e dalla strada, lei girerà dietro l'angolo in cortile. Là vedrà un uomo con un pellicciotto, che richiederà: “Desidera?...”, lei allora risponderà con due sole parole: “Sono convocato”.

-È la parola d'ordine?- chiesi   e se l’uomo non ci sarà?

-Ci sarà, - disse freddamente Bombardov e continuò: -Dietro l'angolo proprio di fronte all'uomo col pellicciotto, vedrà un'automobile senza ruote, sul cricco, e vicino un secchio e un uomo che sta lavando la macchina.

-È stato di oggi? chiesi emozionato.

 -Ci sono stato un mese fa.

-Allora come fa sapere che l'uomo starà lavando l'automobile?

-Perché la lava ogni giorno, dopo avere tolto le ruote.

- Ma allora quand'è che Ivan Vasil’evič (Stanislavskij) la usa?

- Mai.

- Perché?

- Dove vuole che vada?

-Be’, diciamo, a teatro.

 -Ivan Vasil’evič (Stanislavskij)viene a teatro due volte all'anno, per le anteprime, e allora chiamano per lui il fiaccheraio Drykin.

-Ma guarda! E perché un fiaccheraio, se ha l'automobile?

-E se l'autista muore per un infarto mentre guida, e automobile va finire in una vetrina, me lo dice lei cosa fare? “

Lo Stanislavskij descritto da Bulgakov è quello della fine degli anni Trenta, lontano dal teatro, chiuso in casa con le sue manie da ipocondriaco. Questo romanzo molto spesso viene preso come testimonianza su Stanislavskij, un personaggio che non era particolarmente amato da Bulgakov.

Michail Bulgakov scrisse Romanzo teatrale proprio nei mesi in cui Stanislavskij muore, il 7 agosto del 1938. Mentre scrive una lettera a sua moglie riceve la notizia della morte. Stava scrivendo un ennesimo sfogo su Stanislavskij e quando riceve la notizia cancella tutto e annota: “Smetto di scrivere e cancello tutto ciò che ho detto di Stanislavskij. Di lui non c’è più niente da dire. E’ morto.”

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